
Accompagnato dai fidi Côté e Lambert e da una special guest di
tutto rispetto come Uri Caine, il sassofonista del Quebec (da un anno stabilitosi
in Italia), presenta il suo quarto disco che stupisce quanto il precedente
per quel suono trascinante e singolare, inscindibilmente legato all’avanguardia
nera degli anni Sessanta. Un contralto sporco e possente quello di Carrier,
dalla spregiudicatezza concettuale e avanzata. Nei suoi vasti contenuti poetici,
incoraggiati da una dialettica che s’insinua nella libera interpretazione
dell’ultimo Trane, la musica di Carrier trova il suo punto di forza offrendo
un lirismo atavico e coraggiosamente trascendentale. Le nove composizioni (citarle
tutte sarebbe un delitto), s’inoltrano spesso nei territori di certa
dialettica informale, spaziando e agitandosi nell'irrazionalità più assoluta
per costruire infine con superba creatività, un mondo meravigliosamente
astratto e del tutto immaginario.
Jazzit
Gennaio - Febbraio 2003
GIANMICHELE TAORMINA
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